I miei ricordi.. 29 gennaio 2006 – Posted in: splinder – Tags:

Salve blog, va meglio oggi?
L’ultima vlta che son venuto a trovarti ti ho trovato ferito, in lacrime..
Eri ansimante, pregavi affinchè i ricordi finissero e la vita caminasse.
O forse ero io?

Non lo so.. sinceramente non lo so.
Io.. tu..
Non c’è questa gran differenza sostanziale, o no?
Una volta il mio essere era diviso in due, da una parte c’ero Io, Leandro Mancino, e dall’altra c’era Lui, Nemus Loren.
Da un lato c’era il ragazzino che si credeva il più sfigato del mondo, se ne stava lì, sul ciglio della propria vita aspettando immobile il futuro..
Speranzoso, come un cane appena abbandonato.. che spera, spera e spera che il padrone fermi la macchina e torni a prenderlo.
Ma non succede.. mai.

Dall’altro lato c’era l’uomo, l’uomo possente, romantico, protettivo.. bello.
Aveva un passato da dimenticare, e un futuro da vivere.
Era l’altro Io di Leandro, era il Suo burattino.. ed era perfetto.
Viveva in un mondo dove il male e il bene era in equilibrio, dove la magia esisteva e tutti lo sapevano…
Viveva in un mondo in cui i soldi contavano poco, in un mondo in cui il vero amore durava per sempre e i sogni sembravano non servire, tanto ogni giorno sembrava un sogno.

Ecco, la mia vita era scissa.

Nell’ultimo post fermai il mio narare al momento in cui davvero la mia famiglia finì di esistere..
Non proseguii credendo di non farcela, stremato dai ricordi, dalle lacrime.. e perchè no, anche dallo scrivere.
L’ultima volta cessai di descrivere i miei ricordi nel momento in cui la mia vita prese il sentiero più doloroso.. più tenebroso. E si sa, la miglior scelta è sempre quella più difficile da prendere.
E io, la presi senza volerlo, dovetti accettarla…
Ed è proprio dal momento in cui io dovetti accettare quella scelta che io riprenderò a narrare.. si, perchè passò un sol giorno da quella mattina..
…e…

Quel ragazzino era lì, il giorno dopo, nel proprio letto bagnato ancora dalle lacrime, cadute giù per le guancie durante la notte..
Odiava piangere, non era consono… ma quella notte fu inevitabile.
Erano le dieci passate, e il propio cuore batteva ancora, stranamente.
Qualche ora prima, qualche giorno prima, qualche anno primo.. l’aeva sentito spezzarsi, aveva sentito il rumore dei sentimenti caduti a terra..
Non sapeva quando, ormai la cognizione del tempo era andate a puttane, ma lo ricordava perfettamente..
E sapeva di non dimenticarlo mai più.
E sapevo.. di non poterlo più dimenticare. Già, quel ragazzino ero io..
Quel ragazzino sono io, perchè sotto certi aspetti non son cabiato affatto.

Aprii gli occhi e vidi la fioca luce che proveniva dalla finestrina della mia camera, sbattendo le palpebre feci scivolare le gambe lungo il materasso, sotto le coperte, e toccai coi piedi sul gelido pavimento.
Stranamente non c’erano rumori di pentolini, urla di genitori, sospiri di persone..
Nulla, non si sentiva nulla.
Era come se oltre al mio cuore anche i suoni si fossero frantumati…
E così, con la convizione sciocca che il mondo si fosse fermato per me, e con me, arrotolai le coperte di lato e scesi dal letto.
Nell’alzarmi mi girò appena la testa, ricordo l’immagine distorsa delle mensole..
La ricordo ancora, per quanto sia strano.
Subito poggiai una mano sulla sedia dinanzi a me, chiudendo gli occhi ripresi un pò di cognizione e li aprii subito dopo.
..era passato, e mi decisi a scendere per far colazione, d’altronde non mangiavo da quasi ventiquattrore.

La mia attenzione si rivolse, per le scale, alle porte chiuse al primo piano.
Mia madre e mia sorella forse eranoa ancora a letto.. non volevo svegliarle.
Continuai a scendere le scale, ora più lentamente di prima, reggendomi con la destra alla ringhiera.. "Non si sa mai.." ripetevo tra me e me, con la paura di un altro giramento di testa.

Arrivai giù senza capitombolare, mi intrufolai in cucina e aprii il frigo.
…Era semi-vuoto, la spesa non fu fatta per due giorni e già non c’era nulla…
Sospirai appena e presi l’unico contenitore di latte che c’era, le nocche lo stringevano appena, sballottandolo il più possibile così da sentire quanto latte ci fosse nel tirarlo fuori dal frigorifero.

Notai che almeno un pò di latte v’era all’interno, allora presi una tazza vuota dallo stipo e la riempii quasi del tutto con il latte, aprii il microonde e la infilai dentro, senza accortezza, facendo così cadere gocce di latte qua e là.
"1 minuto dovrebbe bastare.."
Mormorai appena tra me e me, abituato a farlo con Mamma in cugina, così da farle notare di saper usare il microonde più di quanto immaginasse.
Mi sedetti e aspettai il suono e l’odore del latte caldo, che non tardò ad arrivare.
Presi la tazza fumante e la poggiai sul tavolo.
Aggiunsi dello zucchero e bucando la patina bianca che s’era formata, girai poche volte il tutto.

Ed eccomi lì, mi rivedo ancora.. sai blog?
Si, rivedo quel ragazzino coi capelli deformati dal cuscino che beve in silenzio il latte trovato in quel frigo semi vuoto.. vuoto quasi quanto il cuore di tutti in quella casa, perchè come in noi mancava la figura di mio padre, così nel frigo mancava il cibo..
Erano essenziali entrambi.. e noi ci nutrivamo di entrambi.

La mattinata passò velocemente, finita la colazione mi sedetti sul divano e fissai, per un’ora o più, il pavimento..
pensando a quanto mi era successo, pensando a cosa farne della mia vita.
Per la prima volta in vita mia dovetti cambiare i piani per il mio futuro,
mi immaginavo già architetto, medico, avvocato o ingegnere informatico..

Ogni week-end tornavo al paese, pieno di soldi e con una macchina da lusso.
Entravo in casa, rendevo felici papà e mamma con la mia presenza e portava la nipotina in piazza sulla mia fuori serie.
Facendo fare invidia a tutti, si… perchè io avevo almeno una famiglia perfetta e tanti soldi.
E loro, gli amici che mi hanno sempre odiato, non avevano nè l’una nè l’altra.

Ma assieme al mio cuore e ai suoni del mondo, anche i miei crudeli sogni da bimbo si infrangettero..
Aggiungendo pensieri alla mia mente.

Quel che restava della famiglia Mancino scese giù in cucina dopoqualche ora.
Mia madre si sedette al mio fianco, contemplando  lo stesso pavimento.. mentre mia sorella andava al citofono, per aprire gli zii che sapendo la notizia da chissà chi si erano affrettati a venire.
Quel giorno pranzai, pasta al forno e tanta coca-cola.
L’avvento dei miei zii cambiò radicalmente le cose, almeno per quanto riguardava il cibo.
Di giorno avevamo roba calda, di sera quel ne rimaneva..

E questo non mi dispiaceva affatto, era pur migliore del nulla.

Il giorno seguente tornai a scuola,
nel pullman stetti solo, seduto su due poltroncine, senza degnar di parole i compagni con cui solevo scherzare sempre e comunque..
Di quel giorno ricordo poco, almeno finchè la scuola non finì.. e io uscii di casa.
Ad aspettarmi ci fù la macchina di mio padre, e un pò me ne vergognai.

Pensavo al fatto che in molti sapevano ciò che era accaduto, e me ne preoccupavo… me ne vergognavo maledettamente.
Mio padre era sempre stato lo stendardo più bello che avessi avuto, ed in quei giorni cos’era per me?
Non lo sapevo, ma sapevo che per tutti era solo un’uomo di merda.
E ciò non mi rincuorò.

Salii in macchina, pochi convenevoli e arrivammo già sulla superstrada che portava per il paesino.
I discorsi di diramavano sull’amore oramai finito, sulle "ingiurie" dei paesani e sulle False voci, secondo lui, che mettevano lui nello stesso letto della segratria.
Io non ricposi, tacqui finchè la macchina non arrivò nel cortile di casa.
A quel punto mi voltai verso mio padre, sospirai e lo bacai sulla guancia rasata.
Il suo dopobarba si sentiva ancora, e io tirai un grande respiro.. cercando di ricordarlo, cosìche di notte nella sua mancanza potessi sentirlo più vicino.
Gli dissi di crederlo.. e scesi.

Nel momento in cui la macchina andò via di casa, sentii un groppo alla cola formarsi rapidamente.

Entrai, risposi a tutte le domande che mi fecero su papà senza pensarci..
salii le scale e accesi il computer.

E da quel momento in poi, la mia vita prese una nuova stradina..
un lungo vicolo il cui arrivo non sapevo dove fosse…. ma la cui percorrenza era tranquilla e priva di dolori.


Caro blog, è qui che oggi voglio fermarmi..
è da momento in cui accesi il pc per la prima volta dopo quel che mi accadde che voglio stoppare il mio narare.
Perchè?
Dovresti saperlo meglio di me..
Perchè da quel giorno in poi la mia vita prese ad andare avanti solo grazie a quella macchina.. andò avanti lenta e faticosamente, ma andò avanti.
Ed era quello il necessario.

Chattando, creando virus, litigando, amando e sognando ho passato mesi…. sapevo che solo il tempo poteva guarire le ferite, e io dovevo far passare il tempo con qualche espediente, sennò l’avrei fatta finita.

I litigi con mia madre e mia sorella sulla colpevolezza di mio padre continuarono per pochi mesi, poichè a gennaio.. nei primi di gennaio, mia madre fu avvisata da qua
lcuno di una cosa..
Non seppi di cosa fu avvisata, ma lei volle uscire subito di casa.
Io per paura di chissà quale piazzata andai con lei, correva come come una fossennata e io ebbi paura, per la prima volta da mesi, di perdere la mia vita.
Arrivammo dinanzi ad una villetta, all’esterno c’era l’auto di mio padre.
Mia madre si mise a correre per la campagna che era ai lati di questa casa, io la inseguii e appena si fermò mi fermai anch’io, di scatto.
Nel momento in cui posai gli occhi sul retro della casa notai, assieme a mia madre, l’auto della segretaria di mio padre.

Mia madre scoppiò in lacrime e corse via, io rimasi lì… tra le viti, l’uva e il terreno fangoso a fissare quella maledetta auto… e deglutendo sentii il cuore frantumarsi per l’ennessima volta, stavolta ancor più brutalmente.
Un suono prese la mia attenzione, una tapparelle si alzava e da un balcone uscì mio padre, in pigiama..
Dietro di lui scorsi appena lei, quella donna, che si affrettava a vestirsi o almeno credo che facesse quello..
Mio padre non se ne accorse,ma involontariamente mi tolse la visuale chiudendo il balcone.
Chiusi gli occhi, ero in lacrime…
Erano vere le voci.. ed io non avevo creduto mai a queste.

« Lei.. la mia lei.
Buio.. »