Rose… 7 dicembre 2009 – Posted in: splinder – Tags:

Nessuno ha mai capito cosa avesse davvero dentro.
C’era solo un nome,
Rose, e capelli lunghi color dell’oro.
Rose, scritto e letto alla francese.

Bisogna immaginarselo, alla francese dico… Rose.

La madre da piccola è cresciuta per un po’ di tempo in Francia e promise di chiamare, un giorno, un figlio con un nome francese così da tramandare quel ricordo, per sempre.
E così fece.
Rose.

Aveva degli occhi discreti, color sabbia.
Capelli ricci e castani.
Un volto da bambina, non per molto dicevano in giro, e labbra belle da baciare.
Sembrava una bambola di porcellana per quanto era aggraziata e delicata.
Sembrava una bambola, si chiamava Rose, ma parlava poco.
Quasi per niente

 

Non era bella solo per il suo viso.
Non era neanche bella per la sua immensa ricchezza.
Rose, lei, era bella e basta.
Avevo un modo tutto suo di portarsi con fatica la sua particolare bellezza.
Camminava lentamente, con garbo, immensamente equilibrata ma c’era qualcosa che le pesava e si vedeva bene.
Gli occhi era belli ma c’era un’ombra strana.

 

Ora che so cosa le successe anni prima posso capire cosa fosse quella strana sensazione.
Era il nome.
Tutto ruotava intorno al suo nome.

 

Lo disse anche il parroco Johnson un giorno.
Dal pulpito lo disse, alzando le braccia al cielo, come fosse stato chissà quale dio a dirlo prima di lui, come se fosse una cosa sacra:
Il nostro nome è la nostra anima.

Dannato prete, aveva ragione.
Le lettere dei nostri nomi non sono altro che petali di quel fiore conficcato nel nostro cuore.
E lei lo portava addosso come un peso non suo, datole chissà per quale fottuto motivo.
Ed era l’ingiustizia più grande che si potesse fare ad una ragazza come lei.
Negarle la bontà del nome che le spettava.

Ma una persona non può farci molto se ha un nome diverso da quello che doveva avere.
Può solo accettarlo e portarselo addosso… aspettando magari di cambiar vita e, con essa, il nome.
Come se fosse facile, poi, capirlo davvero quale possa mai essere il vero nome.
Quello che qualcuno un giorno ha pensato, per volere di chissà chi, e che poi non ti ha dato mai.
Ci sono i fortunati a cui viene detto, dopo tempo, quale nome davvero gli si voleva dare.
Conosco un tizio che aveva un amico con il nome sbagliati.
Questo per una vita intera ha cercato il nome ovunque, in miliardi di posti nel mondo.
Pensate che è andato persino in America, dall’altra parte dell’oceano, pur di scoprirlo.
Chissà cosa aveva in mente quello, forse desiderava un nome americano.
Come quello delle star del cinema… ma lo sapeva che non sono vere nemmeno quelle?
Comunque, lo cercò ovunque questo nome quando di ritorno in America sapendo di una brutta malattia della madre, facendosi chiamare Fred, andò a dare l’ultimo saluto a sua madre morente.
Questa, chissà per quale motivo, decise di dire qualcosa che le passò per la testa.
E glielo disse.

Sai, quando sei nato tuo padre ha insistito molto per darti il nome del suo, di padre, ma io in cuor mio ho sempre saputo come chiamarti.
Lo sentivo, e non c’erano parole che combinate suonassero meglio pensandoti.

A questo punto il poveraccio era pronto per la grande notizia ma, caso vuole, che la madre spirò proprio sull’ultima parole.
Di Fred, o come si fece poi chiamare nei paesi che di sicuro girò ancora alla ricerca del suo nome, non si seppe più nulla.
Vendette tutto al paese e partì lontano, chi dice in India e chi in Cina.

 

 

Rose non era come il tizio senza il suo vero nome.
Lei delle lettere giuste per lei poco se ne importava.
Sapeva solo che tra tutti i nomi al mondo, quello, non era suo.

E non c’è peso peggiore di un peso altrui.

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