La mia generazione… 10 dicembre 2009 – Posted in: Leandro.

 

Stupidamente bloccati da ali troppo grandi.
Sommersi dal peso dei nostri sogni.

I sogni le sue ali, gli occhi le sue zavorre.

Sono le parole precise per descrivere le persone come me.
Esiste una miriade di gente che ogni mattina si alzano, con grande affanno, e tinteggiano il loro volto più che possono.
Vernice di buone intenzioni e falsi aspetti.
Sembrano forti, sembriamo forti…facciamo paura.
Ma dentro moriamo tutti, uno dopo l’altro.
Lei era una di quelle, come me.

 

Mi fai schifo, non sarò mai come te” disse muovendo appena le sue labbra perfette, dipinte da chissà quale amante di donne.
Perfette, in ogni loro linea e movimento.
Roba che ci stai anni ad imparare a muoverle, sono armi… lame affilate in cerca di cuori da tagliuzzare.
In cerca di labbra da baciare.
Ho sognato per anni di averle, quelle labbra.

E pensare che quella sera ero così vicino.
Forse troppo per la mia piccola vita.

 

Hélène sbatte la porta più forte del solito quella notte.
Capitava spesso che litigasse con i genitori e che, presa da chissà quale voglia, uscisse sbattendo la porta di casa.
Erano abituati nel quartiere, in fondo si paga tanto lì anche per la discrezione.
E si sa, i ricchi son buoni a tenersi i segreti tra loro.
E così succedeva, ogni tanto, quando Hélène usciva e sbatteva la porta, con foga.
Non una parola, ma le si potevano vedere le iridi bruciare dalla rabbia.
Senza parlava le si infuocavano gli occhi, di mille esplosioni colorati.

 

Era una sera d’estate, e faceva un caldo infernale.
Caldo e umidità, con annesse zanzare a romperti le scatole.
Ogni secondo, volendo, ne uccidevi una che rimaneva incollata sulla pelle appiccicaticcia.
Era facile farle fuori, in fondo, se non fosse che loro il sangue prima di morire te lo succhiavano lo stesso.
A quel punto ucciderle era solo il pegno per il prurito che avresti provato di lì a pochi secondi.
Faceva caldo, e noi tutti andavamo sempre al lago.
Portavamo le coperte e qualche giornalino di quelli che avevano i nostri fratelli più grandi.
Stavamo lì, con i piedi a mollo, a sognare chissà cosa mentre le lucciole illuminavano il nulla coperto di nero.

Lei era lì vicino, chissà forse quella sera ho sentito il suo odore.
So solo che mi sono alzato e ho iniziato a camminare intorno alla riva.
Di solito non lo facevo mai solo, tra le canne gironzolavano topi o animali simili.
Roba da schifo, insomma.

Ma quella sera no, quella sera ero tutto diverso.

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