Jaqueline. 29 dicembre 2009 – Posted in: Leandro.

 

Alla più delicata tra le bambole, la più fragile delle donne.

La puoi sentire girare per la città, profumo delicato e passo silenzioso.
Sguardo basso, respiro educato.

Inspira ad ogni saltello.
Porta sempre un ombrello.
Usa poco trucco, solo un pò di matita.
La vedi, tra le mani ha una piccola vita
.

Se la porta in giro con un pò di paura,
la conserva al riparo dall’amore e dalle persone.
Ha paura che qualcuno la guardi, piccola com’è potrebbe farsi male.
Non la lascia un istante.
Ogni tanto, ma solo ogni tanto, apre la mani lasciando che la luce lievemente sfiori quel dono.
Un pò di calore e già chiede perdono.
Ha paura dell’abbandono.

Cosa mai le avranno fatto per impaurirla in quel modo.
Povera Jaqueline, non si libera da quel chiodo
conficcatole nel petto.
Chissà, poi, per quale dispetto.

Un pò la comprendo, non lo nego.

Si stringe così forte la propria vita solo quando se ne ha poca.
Si capisce quanto sia preziosa e non la si concede più a nessuno.
Ingordi di noi stessi, ci chiudiamo al mondo, guardandolo passare.
Senza però farlo più entrare.

Abbiamo paura di perdere quel che resta,
di farcelo sgualcire ancora.
Che si sporchi di cioccolata o merda, poca importa.
E’ nostro e mai più dovrà essere ferito.


Arriverà mai la primavera anche per lei?

Io la guardo.
Passo dopo passo, giuro la osservo.
Amo l’espressione del mattino, quando esce di casa e attenta scruta il cielo.
L’ombrello tra le mani.

La pioggia mai più dovrà bagnare le sue guance.

La guardo mentre cammina tra la gente.
Sfiora gli sguardi delle persone,
danza tra la moltitudine di corpi.
Passo dopo passo in quel pazzo walzer per scansare ogni possibile tocco.

Che nessuno sfiori più i suoi capelli.
E pensar che sono così belli.
Li amerei come niente al mondo.
Annusandoli sempre, ogni secondo.

 

Da dove prendi ossigeno se non apri quella finestra?

 

 

 

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