Il mio terremoto… 9 gennaio 2010 – Posted in: splinder – Tags:

 

 

“Caro Darren,
scusa il ritardo della mia risposta ma sono in viaggio.
Nel momento in cui ti scrivo sono in Italia, a Roma.
Spero che la mia situazione ti renda fiducioso nel futuro.
Non avere troppe preoccupazioni.
C’è gente che vive senza gambe, senza occhi, senza amore.
Tu hai tutto questo, una piccola scossa di terremoto nella tua vita non potrà che rafforzare il tutto.”

 

Il mio terremoto è strano, sai?

Il mio terremoto è sempre arrivato dopo essersi fatto sentire da lontano.
E’ un qualcosa che, a volte, tarda persino ad arrivare.
Ritardatario, codardo… ma distruttivo.

Un terremoto arriva e fa i suoi danni, di solito.
Gente che scappa, sfollati e morti ovunque.
Macerie, urla, disperazione.
Tantissimi sentimenti in ballo e quelle scosse che continuano, lente, a sgretolare le cose e le persone.
Devastanti e dolorose.

 

Il mio terremoto arriva di colpo e pulisce tutto.
Non un grido, non un pianto.
Smorza tutto e tutti, taglia le teste e mangia emozioni.
Pulizia per poi andar via.
Non c’è verso di fermarlo.
Non c’è modo di odiarlo.

 

Fa il suo lavoro.
Sporco o pulito che sia, lo fa.

 

 

E’ sempre stato così.

 

 

Non c’è amore che tenga.
Non c’è impegno né dormita, il terremoto passa e manda via tutto.
Resto io e un terreno nuovo.
Tutto da concimare.

 

Un pò di mancanza ogni tanto la senti.
C’è da qualche parte un pezzo di casa che lui non porta via.
Dimenticanza, forse.
Ma in fondo lo fa per me.
E glielo perdono.

 

 

Stavolta non vedo macerie in queste terre da un pò, né un ricordo né un rimpianto.
Pulizia totale.
Bello… bello che fa paura, però.

Stai tutto il giorno a cercare di capire se è tutto vero, pulito, o se qualcuno ti ha fregato.
Cerchi ovunque ma niente.

E nel cercare passano i giorni, le settimane.
Non fidandoti del tuo terremoto, della tua rivoluzione interna, perdi tempo.

 

Invece di costruire tutto, da capo e migliore, cerchi il passato.
Rovine di storie vecchie, rovine perse per sempre.
Storie di libri arcaici ormai andati perduti.

 

Cosa cambierebbe se dovessi trovarne una, di rovina?
Potrei costruire il nuovo dando spazio importante al vecchio?
E’ questo il problema?

 

Se così fosse, allora, dovrei soltanto liberarmi dei miei fantasmi.
Dare ad ogni cosa la giusta posizione.
E, con le giuste promesse, iniziare tutto per davvero.

 

Tutti sapranno che non ci saranno rovine, ma solo esperienza acquisita da altre città.
Esperienza mia, che metterò nei nuovi edifici.

 

Non è difficile, alla fine.

 

 

 

 

Hai imparato ad arare la terra, a costruire una casa con quattro mura.
Col tempo hai imparato a fare gli archi e le finestre.
Ora si inizia da capo.
Gli archi con pietre nuove, il sudore su solchi ancora da fare.
Ed il vecchio sarà un lontano ricordo.
Lontano ma essenziale ricordo, non trovi?

Essenziale.
Come l’aria e l’acqua, il sole e la terra.

 

 

Essenziale.
Come gli occhi lucidi e un violino da portare con sé nelle tristi notti di questa città.

Caro Darren, questa sera io suonerò per te.

 

Roma è stupenda.
Dovresti vederla.
E’ un pò come te, il terremoto qui ha lasciato i pezzi migliori della storia.
Nonostante tutto, però, il presente vive bene con il passato.

Prendi me, suono vicino una fontana costruita a pezzi da diverse persone.
Il passato ed il presente insieme, un unico tempo.
Uno che l’ha pensata come fontana, uno che la inglobata in un palazzo.
Una fontana-palazzo.
Roba da pazzi?
No, è solo una follia di centinaia di anni.

Ed io sono qui.
Io che non ho un passato dentro, non ho rovine, non ho storia da far vedere, sono qui.
Sono qui, nel mio perfetto contrario.
Io, arido di tutto, vivo nella perfetta convivenza tra passato e presente.

 

 

Se una città così grande continua a vivere, ed è bellissima credimi, non preoccuparti del tuo debole terremoto.
Costruisci il vecchio di fianco al nuovo, sarai bello come questa eterna città.

 

 

Per quanto mi riguarda, ognuno è fatto a modo suo.
Non sono come te, e questo lo sapevamo dai tempi del manicomio.
Ricordi?
Certo che ricordi.

 

Non preoccuparti della mia condizione fisica, sto bene.
Penso di andare in Africa, un giorno.
Ci andrò, giuro.
Andrò in Africa e guarderò il deserto.
Poi potrò morire, sereno.

 

Fiducioso per la tua piccola città eterna,
Jonas

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