Urlare con la propria voce 6 febbraio 2010 – Posted in: splinder – Tags:

 

Le emozioni spesso sono dentro di noi, giacciono dormienti.
Legate da pensieri paralizzanti
sperano in un giorno di libertà.
Il desiderio di fuggire via un giorno le evocherà.

“E’ una cosa di generazioni, non puoi togliertela di dosso.
Dentro hai qualcosa di loro, che tu lo voglia o meno.
Puoi combatterci… ma non eliminerai mai queste cose.
Puoi tenerli lì, nel buio della tua mente, ma ci saranno sempre.

E credimi, è strano cambiare pur restando te stesso.
Ti senti diverso da quello che eri, diverso da loro.
Ma alla fine sei sempre te stesso… forse meno coperto.
Forse ti guardi e ti fai guardare di più.

Io aspetto qui, di notte, e lancio un messaggio al mondo.
A modo mio urlo.
Con la mia fioca voce, urlo.
Le grida disperate si sentiranno mai tra il silenzio di questa città?

Non lo so, non lo so questo, ma la paura di un fallimento non mi blocca a stare a casa, da solo, in un letto.
Io devo uscire.
fosse la cosa più stupida che si possa fare, io devo uscire.
Almeno ho provato.

E’ come avere tanti pensieri nella testa che esplodono.
Perché lasciarli dentro? 
Meglio urlarli al mondo anche se nessuno mai li sentirà.

E’ un tentativo il mio, capisci?

Io tento, ogni fottuto giorno.
Io urlo, ogni fottuto giorno.
E’ vero, lo faccio a modo mio, ma come potrei urlare con la voce di un altro?
La mia voce è questa.
 
Sono io, questo.
Niente maschere, niente smog.
In un traffico di auto chiuse a chiave e finestrini alzati c’è una carrozza.
Tutta aperta.
 
Non resta che salirci sopra.

 

Non resta che salirci sopra.”

 

Il ragazzo prese fiato, le parole erano uscite tutto insieme come se le conservasse da anni.
Parte di un copione recitato infinite.
Vita consumata di pensieri ogni giorno più simili.

 

Madeline non parlò per qualche minuto.
Aveva l’abitudine di portarsi in borsa un fogliettino con sopra scritto un suo desiderio.
Anni fa portava con sé il desiderio di partire per un viaggio, davanti ad una vetrina o sotto lo stress del lavoro portava alla vista il foglio e lo leggeva.
”Il mio viaggio.. Il mio viaggio.. Il mio viaggio” ripeteva nella mente, sopportando tutto pur di raggiungere l’obiettivo.

Non parlò per qualche minuto, pensò al suo prossimo fogliettino.

”Urlare ogni giorno al mondo, con la propria voce.”

« Lacrime di pace
Bisognava scegliere tra i pugni e la solitudine »