Il giardino d’inverno… 22 ottobre 2010 – Posted in: splinder – Tags:

Lo chiamavano Giardino D'Inverno perchè era su quella montagna fottuta dove faceva sempre la neve.
Era l'ultimo viaggio di quelle persone, quelle lì che hanno un mondo dentro con troppe parole.

 

Tutto d'un fiato prese coraggio e lo disse, lo ammise a se stesso per lasciarsi penetrare dal mondo, lo ammise e ne fù travolto totalmente.

"Ammetto di aver pensato sempre a te come il mio amore, ammetto che tutto questro sentimento è nato nel mio cuore da tempo ed è cresciuto.
L'ho accudito.
Tra le mie paure ed i miei sogni è cresciuto, guardandoti si è ingrandito e non per le tue mani e quel tuo collo e la tua bocca.
Non per quello soltanto ma per il gusto dell'amore stesso che tra quel che dici e quel che sei si trova.
Ed io lo so e voglio prenderlo tutto senza pensarci, senza un senso per una volta in questa vita voglio impazzire di luce e di amore e di cose belle, profumate.
L'amore profuma come l'aria fredda al mattino.
Sà di nuovo, sà di sole e di mare e di sabbia tra le tue mani, sulla mia testa che è lì poggiata sulle tue coscie mentre piango.
Ora piango perchè impazzisco d'amore per te.
Ed ora, tu, lo sai.
Ti dono la libertà di amare me, così umile ai piedi tuoi belli.
Hai la libertà di amare un naufrago della vita, un finto asceta che da lontana ti guardava imbrattare muri e schizzare acqua a chiunque passasse con divertimento e ti amava senza dirlo senza saperlo lui stesso.
Sopravvisuto della guerra interiore, vivo per miracolo e per poco dono a te l'unica cosa di valore che ho ora…  

E se questo amore potesse arrivare ai tuoi occhi come è nei miei allora ameresti te stessa tanto da non guardare più il mondo e a morire sola, felice.
Ma tutto questo è dentro di me e tu ora lo sai.
Tutto questo è dentro di me e dovrai vivere con la verità.
La verità ora ti ha resa libera e tu lo sai,
la verità mi farà morire e tu lo sai."

Quel folle borbottava parole dolci con rabbia estrema contro quel muro graffiato.
-C'è la mia donna – diceva guardando quella curva scusa sul cemento.
Ma io ci vedevo ben poco, forse tutto quello che vedeva era accanto a quello che provava e che diceva, era solo dentro di lui.
Glielo avrei voluto chiedere, prenderlo da quella cella e tirargli fuori la verità.

Ma a noi non era dato sapere, non dovevamo nemmeno starli a sentire quei matti.
Dovevamo solo accompagnarli alla fine.

Solo accompagnarli alla fine.

"Vieni con me Jack… vieni con me, andiamo a vedere il giardino d'inverno, la neve è bella da vedere."

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