Frutto della mia mente 16 novembre 2010 – Posted in: splinder – Tags:

Aveva sempre un ago nella tasca, lo prendeva ogni tanto solo ogni tanto quando proprio non ce la faceva più e stava lì tutto sudato sull'orlo di un burrone con dentro la pazzia e le urla e tutto quello stare male tipico di lui.
Herman, cazzo chi se lo scorda quello, si chiamava così il biondino tedesco seduto sempre all'angolo tra il finestrone sul cortile e quel tavolo strano con le viti e le corde tese.
Roba da Manicomio che non sto nemmeno qui a spiegare.
Lo tenevano spesso legato ma una cosa no, no, non gliela toglievamo mai: i suo ago.
In realtà lui non era come noi, ma lo diventava solo alcune volte quando non arrivava a punzecchiarsi con quell'ago che bruciava ogni tanto.

Io credevo gli piacesse il sangue.
Jack credeva amasse il dolore, uno di quelli masochisti insomma.

Un giorno glielo abbiamo chiesto, si proprio così, gli siamo andati vicino e gli abbiamo detto a quel testa di crauti perchè si bucherellava sempre prima di impazzire e lui con una faccia da tedesco bastardo ci rispose.
Ci rispose, cazzo, e non lo scorderò più, mai più.

– Per capire se è la realtà, questa – così ci disse – Imbecilli – aggiunse.

Ma che ne potevamo sapere noi due che quello aveva un mondo tutto suo dentro e lo viveva per davvero e voleva ogni tanto uscirne e vedersi il mondo reale che era bello e profumato con gli alberi fuori la finestra e che per farlo doveva pungersi così da capire.
Capire…

Se solo avessi un ago vorrei pungermi anche io, ora, per capire se tutto questo è vero o è solo frutto della mia mente.

« Per ora penso a morire…
Un passante… »