Non dirlo a nessuno che è arrivato il circo. 23 novembre 2010 – Posted in: splinder – Tags:

Non dirlo a nessuno di quei giorni silenzioso persi a strisciare tra le nuvole e le gocce di pioggia, tra le strade di una sterile città piena di ombre che vagano senza sosta, eccentriche persone che si scontrano uno contro l'altra fino al mattino per poi ricominciare.
E ancora, ancora, ancora.
Soffochi i pensieri cancellando per sempre emozioni che nemmeno ricordi, trovandone poi la lapide nel cuore e un senso di amarezza ti assale per tutto il giro di quel cimitero pieno di sconosciuti che un tempo erano pezzi di te ormai defunti, scordati, interrati.
E' troppo complicato questo giro di vite che un giorno schiaccia il povero ed un altro il ricco, non c'è pace nè giustizia su questa bilancia ormai rotta che il giudice solenne ci diede un giorno fiducioso dei nostri pensieri e del nostro essere in equilibrio.
Ma il mio equilibrio è andato ormai e ondeggio su questo filo a braccia aperte come se fossi in volo, come un rapace con l'aria che gli schiaccia le penne, ma io di volare non ho intenzione: voglio solo evitare di cadere su questo filo precario con sotto il vuoto che finisce col suolo.
La terra mi vuole ma io allargo le braccia e continuo a barcollare.
E attorno a me ognuno resta sul suo filo ondeggiante, sui trapezi della loro vita con gli elefanti a far le moine e le tigri a ruggire per finta contro un pubblico pagante che di farsi vedere in viso non ci pensa nemmeno nascondendosi nell'ombra del passato e del futuro: il pubblico siamo noi.
Sono specchi e non paganti quelli che ci fissano e giudicano questo zoo.
E allora arriva il pistolero che ad occhi chiusi spara alle mele in testa alla ragazzina tra simpatici clown che distraggono i bambini tra i tonfi degli spari della pistola a tamburo che fa male alle orecchie e alle mele.
Datela a me una mela urla la donna cannone ma poi si infila nel suo letto di metallo e si tappa le orecchie pronta al volo contro il tendone.
E la gente si aspetta un buco enorme nel tetto a costo che entri l'acqua da fuori voglio vederla volare, pensa.
E i cavalli stanno a guardare in fila indiana, precisi loro, addestrati a mangiar confetti di zucchero ad ogni bel passo che gli hanno insegnato.
Insegnate un passo anche a me, mi basta anche mezzo confetto.
Ma del circo fan parte anche quelli che trovi vicino ai bagni tra la merda ed il tanfo di piscio a dormire dalla stanchezza del montaggio del tendone e del palco e dei posti a sedere.

Ma io sono lo specchio, devo solo e soltanto guardare.

Non dirlo a nessuno dei giorni silenziosi aspettando quel circo che poi è arrivato, ti prego non farlo.

« La stagione della caccia
Lo sono per davvero… »