Insegnami come fare… 7 Dic 2010 – Posted in: splinder – Tags:

Bastardi, mi avete lasciato solo in questa isola deserta.
Bastardi, non mi avete salvato.
Solo carta e penna, e basta.

Riuscite a capire il dolore della penna imbevuta col sangue del mio cuore?
E le smanie di dipendenza dalla mia fottuta droga,
e questo ronzio delle zanzare che ti guardano.
Ti guardano e stanno lì, in attesa.
E non sai se ti succhieranno le vene o resteranno a guardarti.

Potete capire quanto mi stia segnando tutto questo?
Ti strappa il sorriso a morsi quest'isola deserta,
vieni qui con me e capirai,
vienici solo e morirai come sto morendo io.

Il mare è vivo e mi guarda,
il mare è qui ma non si lascia toccare,
è immenso e non ti fa capire,
ma domani mi riporterà a casa.

Che questa sia una vittoria o una sconfitta non lo voglio sapere,
porterò con me i fantasmi della solitudine e me li guarderò,
solo miei li terrò nel cuore,
solo miei non li capirete, mai.
Porterò le cicatrici, anche,
quelle son brutte ma fanno bene.
Porterò la musica che mi sussurravo di notte per calmare il battito,
per placare le urla che rinchiudo,
quelle che avrei fatto echeggiare solo nella mia mente,
che avrebbero solo fatto male a me stesso:
unico inquilno di questo lembo di terra.

Bastardi mi avete ferito,
segnato con marchio a fuoco.
O era tutto un regalo?

Porterò anche la fame, in città
E non dimenticherò mai i crampi che mi faceva venire,
qui dentro.

Ogni crampo per ogni bottiglia che ricevevo dal mondo esterno,
ogni messaggio di vita mi ribolliva nelle vene.
Io non ero lì.

Quando non hai più nulla da vivere inizi a fantasticare sulla vita di altri,
su altre vite possibili,
su altri mondi o forse sui tuoi.
E fa male.
Fa male saperti vivo e vegeto,
saperti pronto per la vita,
quando poi la vita è altrove.
Lontana.

E questa attuale ti piace così poco.

Inizi persino ad odiarla, ad un punto, per poi sussurrare a te stesso che va tutto bene.
Dormi che va tutto bene,
segna una tacca sull'albero dell'attesa e non piangere,
questo vuoto si colmerà prima o poi.
Tornerai a casa e rivedrai le mure da te costruite,
sentirai l'odore del fuoco,
il calore non appena attraversi l'uscio di quella porta con su scritto il tuo nome.

Non c'è niente di peggio che farsi le ossa per un qualcosa,
che poi vien su pure bello,
e alla fine quando nemmeno impari a conoscere davvero quanto hai costruito te la strappano via,
come erbaccia dal giardino della vita.

Voglio essere la parietaria attaccata al cancello di questo giardino,
ma voglio esserci dentro queste sbarre.
Io voglio esserci,
non buttatemi via,
fatemi ritornare.

Spero solo sarà tutto come prima.
I miei graffi al cuore li curo io.
I ricordi delle emozioni me li porto dentro e li racconterò di tanto in tanto, solo se capirai.
Solo se vorrai sentire il dolore,
percepirlo soltano,
fiutarlo dentro,
e poi abbracciarmi forte e farti sentire.

Dammi l'aria che porti in grembo,
dammi la vita che aspiri piano.
Io non respiro se non sono nel tuo giardino,
insegnami come fare per salvarmi la vita.

Insegnami tu, come fare.

 

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