Prendersene il carico. 10 marzo 2013 – Posted in: Me

Ero come fiume che scorre.
Ho sublimato il moto perpetuo, ho spostato le valli e le montagne per creare un percorso più lento, meno scosceso, più pacifico e cauto.
Timida l’acqua scende dal monte delle emozioni lasciandosi filtrare dal tempo e dai pensieri.
Non è perfetto ma è un modo dei tanti di far Madre Natura.
E’ il mio mondo, il mio pianeta, e funziona così per motivi precisi.
Non perchè mi ha creato Iddio.

C’era un tempo in cui avevo solo cascate e rapidi,
i torrenti scendevano impetuosi e sinceri come lacrime e urla di solitudine e gelosia.
C’è chi dice che sono cresciuto e chi invece che sono peggiorato,
è volata via la sincerità e la naturalezza o è arrivata solo un pò di ragione in più?
A me piace pensare che sono mutevole come l’acqua in un bicchiere, in un vaso, in una bottiglia e in una mano.
Mi formo a seconda del recipiente, dello spazio.

Datemi un pò di tempo e sarò una boccia di vetro, sarò tubo che percorre chilometri negli abissi.
Io sarò goccia che scende dal cielo, poi neve, poi acqua sporca e di nuovo vapore.
Per sopravvivere sono diventato un vaso accogliente e sereno,
per capire la gelosia l’ho abolita dal vocabolario insieme alle emozioni forti.
Per vedere la morte ho strappato via gli occhi così da perdermi la bellezza dell’amore.
Per stimare chi giornalmente mi feriva ho reciso il cuore, così da non esserne più offeso.
Per amore ho bruciato la mia pelle per diventar nero, non considerando di piacre proprio perchè bianco.

Sono sceso e non riesco a risalire.
Sono sceso ed ora per presunzione ci rimango, per giustizia interna mi piazzo qui ed aspetto: non sarò io a risalire.
La verità è che ogni mutazione voluta è una presa di responsabilità sul proprio futuro,
sganciare la responsabilità ad un presunto tratto proprio di personalità è facile,
dirsi di essre farfalla e comportarsi non perchè lo si è davvero ma perchè lo si è detto non ti dà colpe quando per colpa di quanto detto andrai morente dentro al retino di un bambino.

Io sono farfalla e sono pesce cane, sono squalo ma anche gatto, sono cane ed abbaio ma solo se lo voglio.
Cambio e ricambio a seconda del vento, sono foglia ma scelgo dove volare e se farmi volare.
Sono piompo quando voglio essere resistente, sono barca quando non voglio affondare.
E’ colpa mia, sempre colpa mia, quando io stesso commetto errori.
E, per gli errori, sto attento a dove cammino.

 

Mordo le dita per lo stress che io stesso mi creo,
strappo i capelli per la rabbia che io stesso mi provoco,
urlo per sfogare ciò che io stesso credo di dover sfogare.
Non urlo a causa tua,
non piango a causa tua,
non soffro a causa tua,
non rido grazie a te.

Io sono in relazione con te,
rido in relazione con te,
piango in relazione con te,
soffro in relazione con te e, se capita, urlo in relazione con te.

 

E’ una vita di responsabilità questa, ma mi tocca, essendomene preso il carino.

« Per quanto mi riguarda…
Un giorno lontano ti ho vista, rubavi colori al mercato dei canditi. »