Sono gli uccelli, quelli. 22 marzo 2013 – Posted in: Me

Forse mi perdo tra i sogni erranti di un fanciullo spelato.
Come anima in pena urlo e volo tra il grano del giardino del vicino di casa, nella grande prateria, e non mi fermo.
Non mi fermo più.

Forse mi trovo tra le tette sudate di una donna di mezza età che nemmeno mi guarda negli occhi,
e dice: “Tu sei l’amore della mia vita, spingi forte ed io sarò tua”.
Ma poi scappa ed io mi accuccio, come ogni notte, cercando un senso nelle stelle che per me senso non hanno.

Vorrei, vorrei e vorrei.
Vorrei far finta che è normale perdere i capelli a vent’anni e amare il rumore delle dita che scoppiano sotto pressione.
Vorrei credere che i miei denti sono veramente belli, di non aver un naso enorme ereditato da mia madre.
E poi, sinceramente, vorrei credere in Dio. Ma non ci credo.

Vorrei essere marinaio, a volte.
Volare tra i cieli azzurri, toccare le nuvole spumeggianti e cadere giù per poi rialzarsi in volo e non cadere.
Ah, no. Sono gli uccelli, quelli.

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