Auto-amarsi. 12 maggio 2013 – Posted in: Me

Non capirci molto degli sbalzi d’umore,
guardarla ballare su un letto di rose,
i miei occhi la inseguono ma di più non posso,
mi lascio cadere ma scatto una foto.
E’ un fiume in piena quello che scorre per il letto di questo mondo, è un fiume d’oro in cui io mi tuffo e con un setaccio di legno a cercar fortuna. Ma no. Non ne trovo. O forse ne ho fin troppa ma guardo dove non dovrei guardare e mi perso, nei pensieri e nelle voglie balorde di un nero qualunque che non passa inosservato tra i suoi difetti e quelli di chi, come me, lascia altrove ciò che ha per cercare altro. Cosa importa poi se ciò che trova è ciò che non vuole. Non importa, per niente.
Ma se solo avessi una barca io andrei dall’altra parte dell’oceano per cercare l’America e da lì, arrivato e compiaciuto, guarderei l’acqua salata con la voglia di ritornare. Perchè è questo cquello che contraddistingue la nevrosi patologica in cui ci si perde nella vita quotidiana. Scappare è tornare, in un circolo vizioso in cui la rottura è il semplice capire, guardare davvero dentro di sè.

Non capirci molto di se stessi,
ma continuare a viverci dentro,
un pò testardi e un pò rassegnati,
tentanto un approccio nuovo ogni giorno.
Ma cos’è il sogno se non un prolificare di parole senza senso per tutti tranne per se stessi? Se solo avessi una barca andrei dall’altra parte del mondo, se solo avessi gli occhi io ti guarderei per una vita intera, se solo avessi una ruga la dedicherei a te, come ogni capello bianco che mi verrà in testa. Scrivo con un pennarello indelebile piccoli punti sulla mia pelle, come segni di un passaggio avvenuto ma non vissuto.

Ma mai avrei pensato di dirlo,
e mai lo dirò,
che un pò ci credo,
in quello che non so.

E’ oggi che lo dico e lo ripeto, in ogni sua piccola forma, c’è un pò di dolcezza in ogni tua espressione. Ricordo la prima risata lontana, ricordo un mondo andato che vorrei non tornasse più. O era forse il contrario? Dammi tempo e ricorderò ogni passo senza più dimenticarlo, dammi tempo e questa cancellazione del mondo si placherà un giorno per tutti ed io, e tu, e voi tutti saremo finalmente vivi e lucidi per capire.

Vivo e dimentico ciò che sento,
memoria volante che sà di salsedine,
mi scrollo il sale di dosso,
ma mi ritrovo nel letto ormai dormiente.

Un giorno ho visto una persona volare, morendo infine di colpo. Ho visto un vecchietto uscire di notte di casa e lamentarsi contro mille per il gran vociare.

E poi? Cosa ricordi?

Ricordo un giorno d’estate, da ragazzino, in cui prendevo tra le mani le lucciole per poter sbirciare la luce fioca che facevano. Ricordo un bacio rubato alla mamma. Ricordo mio padre.

 

Ricordami, ora e per sempre, come un fiocco di neve sciolto sulla pelle. Come rugiada. Come lacrima silenziosa di notte, quando il cuore ha ormai perso il battito vigoroso e rimane lo sconforto. Ricordami come una virgola nella tua frase del cuore, come il segnalibro di una vita passata a sognare e ricordare i passi difficili.

Ricordami, ed io vivrò. Forse meglio di quel che si può pensare.

Forse

meglio

di

ora.

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