A distanza son bravo. 14 settembre 2013 – Posted in: Me – Tags: , , , , ,

Essere bravi a parlare, e a pensare, quando il mondo brulica in fondo alla strada: una situazione scomoda e fastidiosa, pizzica alla pelle come allergia primaverile ma senza voglia di vivere, senza farfalle, senza fiori sbocciati. E’ inverno nell’animo di chi vive dentro, lasciando marcire il mondo in attesa di pirandelliane possibilità di vittoria.
L’uscita utile da questo morbo mai arriverà, il salvatore non esiste e semmai dovesse arrivare un giorno, beh, lo farà chiedendo in cambio un dazo alto. Troppo alto.

Immergersi nelle persone, tra la folla che si muove come fiume entro argini naturali ma ben pensati: è la terra l’habitat di noi umani, ma ne siamo proprio sicuri? C’è chi trova casa su pareti eternamente in bilico, chi non ne vuole neanche sentir parlare di quattro mura e un tetto: casa è dove io sono tranquillo e autonomo, dove il mondo può non entrare senza che io ammattisca, dove per un pò c’è aria senza cercarla altrove. Aria, poi, come se stessimo nello spazio in atterraggio su Marte dove per vivere c’è bisogno di portarsi qualcosa di proprio, da casa, essenziale per la vita. Ma noi, noi strani e inappagati, non abitiamo mica su Marte. La sicurezza non è il nostro ossigeno, non è essenziale, possiamo rischiare: forse siamo meno fragili di quel che sembra.

« Disegnando me stesso.
E mi divido »