Piccoli uomini che eravamo. 5 dicembre 2013 – Posted in: Leandro.

Cara catastrofe, ti ho vista arrivare di mattina tra la folla agitata per un malore nel tram: il disinfettamente ci ha presi senza chiedere il permesso, senza preamboli, senza sorrisi.
Strattonati ed illusi abbiamo corso verso spiagge nuove, trovando solo alghe depositate da mesi, e roccia, tanta roccia, per tagliarsi i piedi e l’anima a forza di tentare tuffi troppo pericolosi per piccoli sciatori come noi.Ed abbiamo quindi cercato la neve, disinvolti e scoraggiati da una crema solare fin troppo blanda per proteggerci dagli sputacchi di un maestro di vita grasso, grosso e sudato. E nevicò, finalmente, sui piccoli uomi che eravamo: la muffa si confuse con la forfora, che si confuse allo shampoo.

Ed ora mi sento, come spesso accade, in bilico tra la caduta e la stasi: uno stallo continuo in cui il respiro lentamente appaga i sensi limitati, le voglie non corrisposte, i sogni irrealizati. Non c’è coma che regga, non c’è sogno d’oro che possa ripagare questa metafora continua fatta di scherzi e beffeggiamenti.
C’è solo il ricordo, solo una tribolazione che emerge per poi nacondersi e rinascere, di continuo, fenice di cenere e ombre: impasto perfetto, degna della migliore pizza nostrana.

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