Del tempo rubato, di te che stenti ad andare. 17 agosto 2014 – Posted in: Leandro., Me – Tags:

Abbasseremo la testa come in un gioco di mimi e cercheremo la tranquillità negata, lo strazio da rivivere in pillole così da poterlo finalmente superare: cadranno i nostri giganti insieme agli eroi o saremo vincenti e belli, forti e determinati anche davanti alla perdita e agli equilibri precari, ai fili e agli equilibristi caduti, a queste malattie che prenderanno anche noi?

Cerco di recuperare i pezzi e ordinare quel che rimane di questa esplosione di tempo: raccatterò i pensieri ed i secondi come si fa in una camera prima di una partenza per poi provare senza riuscire ad appendere al muro le fotografie di ogni mia penitenza. Lascerò entrare la luce come al mattino in un hotel del centro mentre il traffico si apre al mondo e a questo mal di testa da sbornia del giorno dopo.

Urlami delle tue ferite e delle lesioni autoinferte, spiegami i perché delle tue corse in auto e di queste parole inutili quando gli amici sono in giro a ridere tra di loro e noi ancora a chiederci se vale la pena uscirne o lasciarsi andare a questi passi pesanti, a questo cadere senza fine.

Amico mio che guardo mentre scappo come iena ferita, spaventato dal peso che porti, illuminami il volto e ricordami dei giorni finiti mentre il tempo continua a passare ed il freddo è lontano, ancora per molto, da questa barba che cresce e dagli impegni infiniti, devastanti, che ci salveranno la vita.

« Tre granelli all’alba.
Ammenda con me stesso. »