Piccoli ricatti d’autore. 13 gennaio 2015 – Posted in: intermezzo – Tags:

Roma, in quei giorni, era calda quasi fosse primavera: c’erano meno turisti del solito in centro, roba che quasi non li notavi mentre si addentravano tra i fori imperiali e le strade della città nei soliti piccoli gruppi colorati e silenziosi.  Angelo era lì, da qualche parte, ad inseguire le foglie e guardare i gabbiani scivolare sul Tevere esausto – il freddo non era un problema, non lo è mai quando si è a pezzi.

Provò a chiedersi due o tre volte come fanno i tuffatori a non soffrire di vertigini, a lasciare che l’attimo sia preso di petto senza poi rimanerci secchi, senza esitare troppo pur conservando il gusto dell’attesa: ma i pensieri, lo sapeva, erano solo le metafore più belle di ogni sua scelta di vita.

Gaia era andata via, tornata nella sua lontana casa, e a lui non rimanere che assaggiare l’odore della solitudine tra pareti di ricordi svuotate di ogni fottuta, bellissima, cornice d’amore.

« Marta ha già baciato.
Incoerenze bellissime. »