I due Archives - Nemus Loren
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Ricordi salati.

Ho leccato i miei ricordi salati, la mia pelle che non ha più il sapore della tua. Ed ho pensato che cercarti è un gioco infinito, un girotondo emotivo in cui cadere fa male davvero. E che sognarti non migliora i miei giorni arenati, i miei giochi perversi in cui volerti è il modo migliore per non starti accanto.

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La cura

Farò i conti con questo letto vuoto, col petto che esplode colmo di voglie. Tu mi dirai che pensarci forte è la cura ai mali peggiori, alle notti ormai registrate nei ricordi migliori. Io ti dirò che la tua pelle è la pista per le mie voglie più sincere, che con quelle labbra farei un letto comodo per i miei sorrisi ormai fuori stagione.

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Resta qui.

Ho pensato alle assenze, alle mancanze enormi che sento forte nei giorni migliori. Ed ho capito che il dolore è una forma insolita di nostalgia, un modo diverso per non andar via. Ed ora tutto è chiaro, persino Roma è una cura docile e lenta che potente mi inonda le vene, che bella devasta i rimpianti e le malinconie.

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Ospiti muti.

Scambieremo i ricordi e il sudore, le mie parole veloci, i tuoi occhi verdi che sembrano i miei. E mi racconterai del mare, dei vaffanculo in bici, di questa Milano che esplode di voglie ma che lacera tutto, persino i sogni. Ed io non riuscirò a parlare, a dirti che mi sento come un ospite muto tra le tue mani stanche, tra le tue gambe calde da cui non vorrei più partire.     https://www.youtube.com/watch?v=DFin1IG2yis

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A difendere la pelle.

Farò i conti con le mie voglie, con questa pelle che urla forte il tuo nome. Stringerò tutti i nodi alla gola, il dolore enorme che sento lasciandoti andare. E nelle attese infinite toccherò i miei confini labili, i segni che porto addosso come solchi nella memoria.

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Fuori e dentro di me

Ho inseguito le nostre parole silenziose, questi sguardi impossibili contro cui schiantarsi forte, ogni giorno, ogni notte. Tu mi hai detto che sono un ponte tra i sorrisi enormi ed i respiri forti, tra te e questa città che corre veloce più del nostro amore. Io ripetevo il tuo nome ai tramonti, inseguivo l’odore che lasciavi sul cuscino e dentro di me.

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Esplosioni (interiori).

Volerti era come esplodere dentro. E farsi male, malissimo.   *Ho guardato allo specchio il mio desiderio, ho trovato l’eco dei miei pensieri, le parole che non ti ho detto mai. Ho pensato che volerti è come un gioco solitario, come il vento sulla spiaggia deserta che crea dune bellissime dietro le quali nascondersi, fare l’amore, dirsi i segreti. E su questa spiaggia di voglie io continuo a camminare, continuo a cercare, ed il mare…

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Aversi

Ho pensato alle nostre intese, agli sguardi che mai abbiamo scambiato.   Al tempo che rubavo pur di sentirti ancora, in fondo, fino al fondale dell’oceano che porto dentro.   Al gelo che sento quando ti guardo, quando sono ai semafori e Roma enorme devasta le voglie di averti ancora.

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