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Dei distacchi e delle fatiche nel ricominciare.

Mi hai illustrato il tuo set di coltelli affilati, i tuoi sogni in scatola pronti da mangiare: io mi sentivo piccino davanti alle tue parole che come corde mi riportavano alla dura realtà. Tornando a casa ho chiesto a me stesso quale fosse il peso di ogni mio passo, quale zaino stessi portando addosso in questo nuovo cammino di cui non so né il nome né la meta. Non ho trovato risposte ma solo la confusione…

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Dal mare tutto bene.

Dal mare tutto bene, mi ripeto, mentre lascio scorrere l’estate come questa sabbia dalle mie mani: granello per granello. Tu come stai, io come sto, noi stavamo bene ed eravamo bellissimi: lo so. Che bel mare, che bella spiaggia, costumi ovunque e c’è tanta aria. Che bella estate, che bel tragitto, che bella casa. Bello tutto. Quasi tutto: ma va bene così.

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Come la schiuma del mare.

Non posso ascoltare le urla sottopelle ma riesco a guardare te che mi guardi, i tui occhi come specchio, le tue mani come termometro di una febbre inarrestabile e piena di vita. Ci saluteremo tra i treni in partenza mentre zainetti sporchi di sabbia e costumi troppo stretti ci ricorderanno del sole e delle bruciature, dei caffé andati a male e di questa voglia di mangiare ciambelle senza sosta, senza ritegno, mentre le offerte e…

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Il peso specifico (delle responsabilità).

Mi assumo il peso dei miei sguardi e di queste mani intoccabili mentre gli autobus si riempiono e le mie parole ritornano da dove sono partite: semplicemente più infreddolite. Riapro il catalogo del terrore senza trovare le foto segnaletiche di questo male, senza strumenti per attraversare questo mare calmo che mi lascia dormire ma a reti vuote: senza pesci di cui compiacere. Ma tirerò i remi in barca e con loro il mondo intero pur…

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