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I miei vetri sporchi.

Ho pensato che mi piaci mentre sei a testa in giù, tra la polvere e le scarpe rotte, su questo divano che urla dal dolore mentre noi ci balliamo sopra tutta la notte. Il mio caffè ha inondato i tuoi libri nuovi, le tue mani che imparano a giocare con la gente, con i lavori che tenti senza poi riuscire davvero. Dovresti giocare con me mentre Roma si quieta sotto i nostri riflettori enormi, tra i miei comodini stanchi che non…

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Ballarono tutta la notte.

Ballarono tutta la notte con sguardi rubati ed immaginazione. Rubarono mani al destino, sfiorando magliette non di ferro ma di cotone: fossati enormi a difesa di castelli troppo costosi da penetrare. Non fu destino degli essere umani quello di capire cosa ci fosse di vero nelle storie incontrate, e pensare che bastava un momento, un solo momento, per dirsi tutto e viver tranquilli. Beati. Veritieri. E non in balia dell’ignoranza.

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