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Silenziose aggressioni.

Abbiamo morso i nostri nomi, allungato i tempi di questa continua aggressione: io ti urlavo di parlare, di dirmi tutte le offese possibili, tu abbassavi lo sguardo e continuavi a mordere le gambe, il collo, qualsiasi punto caldo dove sapevi di non far male. Allungherei la mano, questa notte, non per allontanarti ma per accoglierti. Riempirei le tue notti solitarie con i miei respiri pesanti, con le mie paure insensate, mentre il mondo fuori urla…

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Della tua mano tremante.

Abbiamo giocato a dirci chi non siamo, a presentarci in due minuti vomitando le informazioni più importanti, quelle più belle. Sarò corvo se tu sarai frumento, sarò vento quando tu starai affogando: non vedere nei miei occhi d’erbaccia l’infinito dei ricordi, parole mai dette e rabbia sempre e solo repressa; trova una risata mai forzata, un sonno mai voluto, uno sgomento nel fare e fare senza mai sostare, senza mai dire anche io oggi voglio…

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Dannazioni estive.

Sento il fiatone, l’affanno, il cercarti e il correre dietro ad ogni tua scia di profumo, ad ogni tua parola. Vedo i visi tristi dei fallimenti a bordo di eurostar pieni di amicizie e sabbia da portare all’amico restato a casa, all’amore che non tornerà più.  Ma non ricordo il tuo nome, non ricordo il tuo volto, non ritrovo le monetine del week-end per poter ricomprare la birra, la memoria e questo tuo aggrapparsi alla…

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